Nel 1957 Giuseppe Lenzi riprende un'escursione al Lago di Carezza, in Val d’Ega, in Trentino-Alto Adige. La clip mostra un uomo che si rinfresca sulle rive del lago, mentre il suo amico si appoggia a lui. Alcune inquadrature lo mostrano intento a osservare il paesaggio con un binocolo. La cinepresa cattura anche i riflessi delle montagne circostanti sulla superficie del lago, evidenziando il caratteristico colore verde smeraldo dell’acqua, tipico del Lago di Carezza. Alle spalle dei protagonisti, le cime del Latemar e del Catinaccio si specchiano nel lago, rendendo il paesaggio particolarmente suggestivo. Il Lago di Carezza, chiamato dai Ladini “Lech de l’ercaboan” o “Lago dell’Arcobaleno”, deve i suoi colori brillanti alla leggenda di una ninfa e di uno stregone.
Nel 1957 Giuseppe Lenzi riprende un'escursione al Lago di Carezza, in Val d’Ega, in Trentino-Alto Adige. La clip mostra un uomo che si rinfresca sulle rive del lago, mentre il suo amico si appoggia a lui. Alcune inquadrature lo mostrano intento a osservare il paesaggio con un binocolo. La cinepresa cattura anche i riflessi delle montagne circostanti sulla superficie del lago, evidenziando il caratteristico colore verde smeraldo dell’acqua, tipico del Lago di Carezza. Alle spalle dei protagonisti, le cime del Latemar e del Catinaccio si specchiano nel lago, rendendo il paesaggio particolarmente suggestivo. Il Lago di Carezza, chiamato dai Ladini “Lech de l’ercaboan” o “Lago dell’Arcobaleno”, deve i suoi colori brillanti alla leggenda di una ninfa e di uno stregone.