Nell’estate del 1967 Giuseppe Lenzi documenta la conclusione delle sue vacanze in Val d’Aosta, dopo il tentativo, andato a vuoto, di scalata del Monte Bianco. La sequenza si apre con panorami delle montagne e dei ghiacciai circostanti, accompagnati dalla voce dell’autore che riflette sulla gioia dell’esperienza vissuta in alta quota, nonostante la rinuncia alla vetta. Le immagini alternano scorci di ruscelli, rocce e ghiacciai, restituendo la quiete del paesaggio alpino e la fragile presenza dell’uomo sulle montagne, destinate - come osserva Lenzi - a scomparire “fra milioni e milioni di anni, sottoposte all’usura del tempo che scorre inesorabile come le acque di questo ruscello”.
Nell’estate del 1967 Giuseppe Lenzi documenta la conclusione delle sue vacanze in Val d’Aosta, dopo il tentativo, andato a vuoto, di scalata del Monte Bianco. La sequenza si apre con panorami delle montagne e dei ghiacciai circostanti, accompagnati dalla voce dell’autore che riflette sulla gioia dell’esperienza vissuta in alta quota, nonostante la rinuncia alla vetta. Le immagini alternano scorci di ruscelli, rocce e ghiacciai, restituendo la quiete del paesaggio alpino e la fragile presenza dell’uomo sulle montagne, destinate - come osserva Lenzi - a scomparire “fra milioni e milioni di anni, sottoposte all’usura del tempo che scorre inesorabile come le acque di questo ruscello”.